ISLANDA. Il calcio ai confini del mondo.

Quando gli islandesi escono di casa non vedono solo le stelle, ma aurore boreali.Quando gli altri hanno un eclissi parziale, loro  totale.Gli inglesi hanno il ruggito di Wembley , gli islandesi il rumore delle cascate.Vivono in un posto unico se ci vai in vacanza , un po’ più complicato se ti ci devi svegliare ogni mattina.Eppure sono lì a far paura alle grandi d’ Europa , un po’ come la loro natura.Da queste parti si inizia a giocare a calcio all’età di 3 anni, se sei bravo giochi, se non lo sei giochi lo stesso.Tutti hanno un’ opportunità , sono troppo pochi e troppo intelligenti per fare selezione già tra i bimbi.I bambini islandesi vivono in un ottimo sistema sociale, quindi non solo dal punto di vista calcistico,godono di ottima salute e questo è ciò che gli permette di dedicarsi con piena serenità a questo sport.Una decina di anni fa il colpo di genio: “Se vogliamo che i nostri bimbi imparino a giocare a calcio, cessiamo di fargli calciare un pallone su quei tappeti innevati.”

Il calcio in Islanda è praticato per lo più in ambienti e strutture chiuse viste le rigide temperature invernali e le non troppo alte temperature estive.I giocatori dell’ attuale nazionale,sono stati i primi a sfruttare per gli allenamenti gli impianti coperti, per lo più in erba sintetica. Proprio per questo sono cresciuti così tanto tecnicamente al punto di vedere differenze di gioco abissali con quelli degli anni ’90.

Paesaggi montuosi  ed innevati ,scogliere a picco sul mare fanno dell Islanda un isola fredda non solo dal punto di vista climatoriale ma anche in particolare da quello visivo. Il primo impatto che si ha di questa terra è di fatto quello di una landa desolata, fatta eccezione per la capitale, ricoperta da nevi e qualche gyser che attualmente costituiscono una delle principali fonti di attrazione per il turismo di questo paese. Si parla una lingua che sembrerebbe avvicinarsi molto ad uno dei diletti danesi, ma resta comunque una lingua nordica tutta loro ,per questo infatti l ‘inglese è insegnato fin dall’ asilo. Tutta la nazione è unita e lavoro per migliorare il proprio sistema sportivo. L’islanda è pazza per il calcio, tutti guardano la Champions league e gli altri campionati europei; questo a dimostrazione del forte interesse verso questo sport.

Una nazione che conta 321.000 abitanti di cui gran parte di questi risiede nella capitale Reykyavik, città storica e simbolo del paese. Una città la cui grandezza è paragonabile ad uno dei quartieri delle grandi città d’Europa dove il calcio però è cresciuto molto negli ultimi anni aprendo i suoi orizzonti al palcoscenico europeo. Cosi la nazionale islandese sembra vivere uno dei momenti più prolifici della sua esistenza, la mancata qualificazione all’ ultimo mondiale è stata riscattata da quella ottenuta pochi giorni fa che le ha aperto le porte all’ europeo di Francia 2016. L’ allenatore è un certo Lars Lagerbäck , che vanta già esperienze alla guida della nazionale di Ibrahimovic e di quella nigeriana. Tuttavia lavorano in questo sistema anche spagnoli, inglesi proprio perché il calcio islandese si è ispirato ed ha preso spunto dalle grandi culture calcistiche europee.

 

Il calcio islandese come già detto è cresciuto molto negli ultimi anni, e si è fatto conoscere in europa sebbene gran parte dei suoi giocatori vi giocassero già qui. Basti pensare al nome di Gudjohnsen forse il giocatore più conosciuto che si affermò al Chelsea e poi campione d’ europa con i catalani del Barcellona.Un calcio emergente e che ha voglia di farsi conoscere al mondo intero.In Islanda qualunque bimbo coltiva il sogno di giocare a calcio ed affermarsi. In Islanda , nonostante  le grandi bufere di neve ricoprano interamente i campi di gioco durante la stagione invernale, non si smette mai di giocare a calcio continuando a coltivare il sogno di giorno in giorno.

L’Europa ormai si è accorta di loro, di questi ragazzi che però in Europa ci giocano già. In Premier league come Sigurðsson allo Swansea , in Olanda dove Sigþórsson è il centravanti dell’ Ajax . Sono il paese con il più alto numero di partecipanti allo stadio. In Islanda tutti vanno allo stadio a tifare la propria nazionale che ha un complesso tutto suo nel cuore di Reykyavik. E’ un po’ la scatola dei sogni perché qui hanno superato Olanda e Turchia.Tuttavia pur essendo cresciuti dal punto di vista tecnico, non hanno ancora una filosofia di gioco radicata e prima dell’ arrivo di Lagerbäck   il calcio in Islanda non era poi così sviluppato.

La partecipazione ad un europeo o mondiale che sia, resta sempre un evento speciale, nel caso dell’ Islanda lo ancor di più.L’ idea di vederli ad Euro 2016 è qualcosa di straordinario, un po’ come uno dei loro proverbi: “Se ti perdi in una foresta islandese , alzati in piedi e troverai la strada di casa.” Per forza, di foreste in Islanda non se ne vedono. Descritti come un popolo “freddo” come farebbe sembrare la loro lingua , son tutt’altro. Sono scaltri ed ironici, prontissimi a salpare da quell’isola sperduta per attraccare sulle spiagge del football che conta.Non hanno mai giocato un europeo o un mondiale.Il coraggio non manca , la voglia di sognare neanche ; correndo dietro ad un pallone lassù, in alto , ai confini del mondo.