La Giamaica ai mondiali di Francia’98 : quando Baristi e portieri d’albergo hanno fatto la storia.

Storie irripetibili, favole sensazionali, piccolissime realtà che si siedono al tavolo dei grandi e provano a gustare piatti prelibati mai assaggiati prima. L’avventura della Giamaica ai mondiali francesi del 1998 è stata breve ed è quasi passata inosservata, ma resterà sempre impressa nel cuore di tutti i nostalgici.

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Storia ed esordi

Tutto cominciò il 31 marzo del 1996 a Paramaribo, Suriname 0 -Giamaica 1. Tutto finirà il 26 giugno del 1998 a Lione, Giappone 1 -Giamaica 2 con doppietta di un certo Theodore Whitmore.

Ma percorriamo questa storia a piccoli passi partendo dal fatto che in Giamaica il calcio non è sport nazionale . Lo sport di riferimento infatti è il cricket ,di cui i giamaicani ne vanno piuttosto fieri. Nelle 15 edizioni del mondiale precedenti a quello di Francia ’98, la nazionale Giamaicana per ben 10 volte non partecipò  alle qualificazioni.

Nel 1994 diventa presidente della federazione giamaicana di calcio il “Capitano”Horace Garfield Burrell. . Burrell ha una lunga carriera militare alle spalle, è stato capitano delle forze armate giamaicane e proprio durante questo periodo si prende a cuore le sorti della squadra di calcio dell’esercito. In soli 3 anni  porta la compagine delle forze armate a vincere nel 1985 il primo e unico campionato giamaicano della sua storia. In questo periodo conoscerà Jack Warner, futuro presidente della Concacaf, che lo inviterà a diventare membro esecutivo della CFU (Caribbean Football Union).Terminata la carriera militare, si tuffa nella ristorazione aprendo la catena “Capitan’s Bakery”. Il calcio rimane comunque parte importante della sua vita e continua la collaborazione con la federcalcio giamaicana di cui per 2 anni sarà anche tesoriere, spianandosi la strada verso l’elezione come presidente.

Burrell coltiva un sogno, ed è addirittura convinto che questo possa diventare realtà . Il suo obbiettivo era quello di portare i REGGAE BOYS ( cosi erano chiamati i giocatori di quella storica nazionale) ai mondiali francesi del 1998.  Ovviamente la nazionale doveva comunque rinforzarsi poiché affrontare un competizione mondiale senza atleti che avessero un minimo di esperienza  sarebbe stato come combattere una guerra senza armi.

In primis si doveva cercare un commissario tecnico e Burrell  ne desiderava uno degno di portare in alto il nome di quel paese.

Cosi dopo aver parlato e specificato al ministro di allora Patterson  , che la partecipazione al mondiale  della Giamaica avrebbe migliorato la qualità di vita del paese e avrebbe rappresentato una via di fuga e un bene per il suo popolo  si comincia la ricerca di un timoniere. Serviva un nome che potesse passare alla storia. Dove andare a cercarlo?

Burrell punta in alto e si proietta alla ricerca di un CT brasiliano dal momento che il Brasile, in quegli anni,  esprimeva il miglior calcio al mondo. Sei sono i nomi che gli vengono proposti, la scelta ricadrà su quello che più l’ha colpito per la meticolosità del suo modo di far calcio.

Il nome è René Rodrigues Simões.. Baffi folti e occhiali spessi. Renè sembra quasi una buffa maschera di carnevale.

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La nuova Giamaica

Come prima cosa chiede di poter vedere le strutture e controllare che tutto fosse a norma. Ma ovviamente quello che trova, sono delle strutture  pessime, che quasi lo costringono a tirarsi indietro.

Simões si ricrede solo dopo aver visto un match del campionato locale, quando scorge delle potenzialità nei calciatori e pertanto si convince ad accettare la missione.  Il CT  organizza un gran numero di amichevoli (in 4 anni saranno circa 120 le partite dei Reggae Boyz). Resta però una questione da risolvere tutt’altro che banale : quella dei giocatori a disposizione.  Serviva esperienza e qualità. Per la prima sfida Burrell si affida ad alcuni atleti che già militavano nel campionato inglese (Deon Burton attaccante del Derby County, Paul Hall punta del Portsmouth e Fitzroy Simpson ala sinistra sempre del Portsmouth) e che di esperienza ne avevano maturata a sufficienza. Per la qualità  bisognava correre il rischio , si ma dove cercarli? Considerato che l’isola era da anni una meta turistica mondiale, Burrell  pensa bene ai resort e ai grandi alberghi.

Ecco  che spunta il nome di Theodore Withmore  che lavorava come barman in un hotel. Stessa sorte per l’esterno sinistro Sinclair, il quale aveva trovato impiego come “Hotel porter” nonché un semplice portiere d’albergo. Inizia a prendere forma la nazionale che scriverà una delle più belle pagine del calcio mondiale. Tuttavia , manca ancora un tassello:  Robert Earle. Earle è uno dei cardini del Wimbledon in Premier , uno che la nazionale inglese l’ha sfiorata in più occasioni e non si lascia convincere cosi facilmente. Burrel decide quindi di invitare il giocatore e la famiglia in terra giamaicana. Robbie torna alle origini e non impiega molto a convincersi che quella era la sua nazionale. L’armata dei Raggae Boyz è pronta.

Simões e la federazione giamaicana si attivano e propongono alle varie multinazionali (come Burger King, Shell e Citybank) di “adottare un campione”. L’iniziativa ha successo e alla federazione entrano anche i soldi necessari per pagare, almeno in parte, le trasferte internazionali.

LE QUALIFICAZIONI. 

ll debutto è previsto il 7 settembre 1997 in casa contro il Canada. Burton impiega 55 minuti a scrivere il proprio nome tra i marcatori, piegando così i canadesi. Sette giorni dopo lo stesso Burton si ripete (grazie a un regalo generoso del portiere avversario) sempre a Kingston ma contro la Costa Rica. Punteggio pieno dopo le prime due gare, prima della difficoltosa trasferta negli Usa. Il 5 Ottobre si vola a Washinghton.

Eric Wynalda porta in vantaggio gli americani. A pareggiare i conti ci pensa, un minuto dopo, il bomber Deon Burton. Il tabellone finale recita 1-1.  Discorso qualificazione che, a questo punto, potrebbe essere archiviato vincendo il 9 novembre a San Salvador. La partita tuttavia terminerà in parità, con i festeggiamenti che saranno rinviati alla gara successiva con il Messico. A Simões per l’impresa serve un pareggio casalingo contro un Messico già qualificato o, in alternativa, sperare che i salvadoregni non riescano a battere in trasferta gli Stati Uniti.

Il 16 novembre del 1997 l’Indipendence Park di Kingston è un muro giallo-verde. Il Messico non punge quasi mai. La Giamaica sfiora più volte la rete, evitata soltanto dai miracoli del portiere Oswaldo Sanchez.

Nell’altra gara gli americani conducono per 3 reti a 2 contro El Salvador, poi improvvisamente all’82’ il serbo-americano Predrag “Preki” Radosavljević sigla la quarta marcatura per gli States regalando la certezza matematica della qualificazione ai giamaicani. L’Indipendence Park di Kingston esplode gridando “USA! USA!”.  Al triplice fischio c’è chi piange, chi ride e chi prega, chi ringrazia e chi ancora con occhi increduli stenta a realizzare quanto accaduto: la Giamaica, per la prima volta nella storia, è qualificata ai mondiali di calcio.

Il premier Patterson dichiara festa nazionale per il giorno seguente e la sera stessa l’impianto di casa diventa sede di un concerto improvvisato da calciatori e cantanti. Si brinda e si balla sulle note di One Love, un celebre pezzo inciso da un altro grande artista che ha scritto la storia del Raggae Jamaicano e poi mondiale: tale Robert Nesta, a tutti noto come Bob Marley.

Si vola in Francia.

Il 14 giugno 1998, allo Stade Félix-Bollaert di Lens, i Reggae Boyz cominciano la loro avventura. Da Kingston a Montego bay, passando per tutte le “Colonie” in giro per il pianeta, tutti i giamaicani attendono impazientemente il fischio d’inizio. La Giamaica è stata inserita nel gruppo H con Argentina, Giappone e Croazia.

La gara d’esordio è con i croati e terminerà con un 3-1 in favore di quest’ultimi. Sette giorni dopo, al Parco dei principi di Parigi, la piccola Giamaica si trova davanti un colosso del calcio internazionale come l’Argentina. Simões passa al 4-4-2. L’Albiceleste passa in vantaggio al minuto 33, con uno “scavetto” del “Burrito” Ortega. La Giamaica non si rende mai pericolosa ma regge botta, avviandosi a chiudere il primo tempo con un solo gol di svantaggio. Nel recupero però Darryl “Pow-Pow” Powell entra in maniera folle su Ortega, riceve il secondo giallo e termina così il suo mondiale. La nazionale di Passarella nel secondo tempo dilaga: Ortega fa doppietta al 55′ con la fotocopia del primo gol, mentre al 72′ esimo sale in cattedra Gabriel Batistuta che, con due destri precisi e un calcio di rigore, fissa il il risultato sul 5-0. Partita a senso unico e giamaicani costretti a rifar le valige. Resta però l’ultima partita del girone: inutile per la classifica ma decisiva per l’onore.

Alle ore 16 del 26 giugno del 1998 allo Stade Gerland di Lione va in scena la la “Finalina” del girone H. Il Giappone arriva a questa sfida dopo due onorevolissime sconfitte per 1 a 0 contro Argentina e Croazia. L’eroe di giornata diventa proprio “il barista” Theodore Withmore. E’ lui  infatti a siglare la doppietta che consente alla Giamaica di conquistare i suoi primi tre punti nella storia in una competizione mondiale. I Raegge boyz dunque superano per 2-1 il Giappone ed è immediatamente festa grande.

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Si torna a casa a mani vuote ma con il cuore pieno di sorrisi e soddisfazioni. I giocatori di quella nazionale saranno accolti da orde di tifosi festanti all’arrivo in aeroporto a Kingston. Peccato per quel sogno che sfumò così presto, ma forse non c’era da rammaricarsi. Il sogno tanto desiderato si era già avverato quel 16 Novembre del 1997, quando un’isoletta nel cuore dei Caraibi ha scritto una delle più belle pagine della storia dei mondiali.